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domenica 30 ottobre 2011

Un passo dopo l'altro


Un passo dopo l'altro
cammino e non mi accorgo
di quello che era ieri
di quello che sarà
Un passo dopo l'altro
proseguo sul sentiero
e non mi fermo ancora
aspetto di arrivare
Un passo dopo l'altro
io sento sotto i piedi
i ciottoli e le foglie
e guardo i miei pensieri
congiungersi alla terra
Un passo dopo l'altro
e sono ancora viva.

martedì 25 ottobre 2011

Se è sera e se piove


Se è sera e se piove
se il vento fa sentire i suoi sospiri
passando per caso
a scompigliarmi i capelli
E' solo il momento
che passa, mi sfiora e va via.

Checan


Checan

La vecchia abitazione di Checan, era ora deserta. Era rimasta vuota dopo la morte dello strano individuo che vi aveva vissuto ed ora fungeva da magazzino.
L'unica cosa che prendeva settimanalmente vita in quell'unica stanza era il vecchio enorme forno, il quale veniva acceso per cuocere il pane di tutti gli abitanti della Frazione Zerbetta superiore. Quando Checan morì, fu compiuta un'opera di disinfezione accurata del locale perché le abitudini del vecchio inquilino erano state, per dirla con un eufemismo, un po' strambe. Si raccontava infatti che avesse l'abitudine di tenere una gallina morta, anche di di malattia o trovata in giro, appesa fuori dalla finestra. Questo succedeva non solo d'inverno quando il freddo fungeva da frigorifero ma in tutte le stagioni. La lasciava lì e ogni tanto ne mangiava un pezzo facendolo arrostire sulla stufa. Carne che con l'andar dei giorni era quasi marcia e puzzava, ma lui diceva che era la frollatura che le dava sapore. La gente ai tempi in cui era ancora vivo, passava davanti a casa sua turandosi il naso perché oltre alla carne putrefatta, lui usava non lavarsi mai e si vantava di non avere mai fatto un bagno in vita sua. Affermava che era per questa ragione che non era mai stato malato.
Lavorava in campagna ma produceva solo quello che serviva al suo sostentamento.
Non aveva luce in casa e si scaldava con una stufa a legna, accesa di rado perché non soffriva nemmeno il freddo. In inverno non usava cappotti o giacche e i capelli sembravano un nido di merli.
Aveva sicuramente i pidocchi ma non gli davano fastidio e conviveva serenamente con loro. L'acqua la prendeva al pozzo e gliene serviva molto poca: non lavava gli abiti, beveva il suo vino e mangiava sempre nello stesso piatto che puliva bene con il pane. Secondo lui bastava quello.
Non aveva famiglia, i genitori erano morti. E chi lo avrebbe mai sposato? Solo qualche cugino aveva tentato inutilmente di cambiare le sue abitudini ma alla fine aveva rinunciato e lo aveva lasciato vivere come meglio gli pareva.
Non era cattivo, solo un po' burbero e scontroso. E comunque nessuno aveva grande interesse a socializzare con lui. La sua fama aveva travalicato i confini del piccolo sobborgo. Ancora oggi, a Gavi le persone anziane si ricordano di lui.

martedì 18 ottobre 2011

Alba


Stamattina è il colore
di un'alba fasciata di rosa
Odore piovigginoso
di attimi agguantati e fuggiti lontano.
E' il senso del tutto più forte che mai
E' un respiro di vita
Ed è tutto mio